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IN QUESTA SEZIONE SONO RIPORTATE ALCUNE DELLE DOMANDE PIU’ FREQUENTI CHE STUDENTI E PAZIENTI PONGONO ALLO SPECIALISTA A RIGUARDO DEGLI ARGOMENTI PIU’ DIBATTUTI E DELLE CREDENZE PIU’ DIFFUSE SUI DISORDINI TEMPOROMANDIBOLARI

E’ vero che portando un bite in resina si può risolvere l’emicrania?

Alcuni tipi di bite in resina sono molto utili per la risoluzione di sintomi muscolari nel distretto cranio-facciale, quali ad esempio la tensione e l’affaticamento muscolare nei bruxisti, ma non hanno alcuna utilità nel caso di patologie su base vasodilatativa come l’emicrania. Diverso è il discorso che riguarda altri tipi di cefalea, ed in particolare la cefalea muscolo-tensiva che, essendo dovuta ad uno stato di tensione muscolare, può in alcuni casi trarre giovamento dall’impiego di un bite per il rilassamento muscolare.

Ronzii, fastidi o male alle orecchie possono essere correlati a disordini temporomandibolari?

Sintomi a carico dell’apparato uditivo possono essere dovuti a disordini temporomandibolari in una discreta percentuale di casi. Un versamento nell’articolazione temporomandibolare può infatti portare a sintomi di otalgia (mal d’orecchi), mentre ronzii e rumori auricolari possono essere dovuti ad una tensione di alcuni piccoli muscoli dell’apparato uditivo. In ogni caso è bene comunque avvalersi del parere dello specialista in otorinolaringoiatria.

La postura corporea e l’occlusione dentale sono influenzate l’una dall’altra?

La recente diffusione di teorie secondo le quali problemi dell’occlusione dentale determinerebbero disturbi a carico di altri distretti ed articolazioni (ginocchio, schiena ecc…) è purtroppo priva di fondamento scientifico allo stato delle conoscenze attuali. Ciò non significa che non vi siano assolutamente relazioni tra i vari distretti, ma solamente esperimenti più rigorosi di quelli che sono stati condotti finora potranno dare informazioni più precise. Allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, non è giustificato proporre di intervenire sui denti per risolvere squilibri posturali, anche perché il concetto stesso di “squilibri” o “disarmonie” posturali è ancora molto vago e necessita di essere meglio definito.

Un rumore di click articolare si può risolvere definitivamente?

Un rumore di click articolare, indicativo della presenza di un malposizionamento del disco dell’articolazione temporomandibolare, non è di per sé un problema che richiede interventi terapeutici, a meno che non sia accompagnato da dolore o il paziente non riferisca di essere notevolmente disturbato dal rumore durante la propria vita di relazione. Il disco articolare può essere riposizionato correttamente attraverso l’impiego di alcuni tipi di bite, ma solamente in rari casi il click scompare definitivamente, e di solito ricompare poco tempo dopo che il paziente smette di portare l’apparecchio occlusale.

Quando è giustificato un approccio chirurgico ai disordini temporomandibolari?

Un approccio chirurgico ai disordini temporomandibolari è giustificato solo in rari casi, primi fra tutti i casi di anchilosi e certi tipi di fratture del condilo della mandibola. Esistono però i cosiddetti approcci chirurgici mini-invasivi, ossia diversi tipi di infiltrazioni articolari, che possono essere molto utili nei casi di artrosi accompagnata da forte dolore e di dislocazione del disco con ridotta apertura della bocca. Tali interventi vengono eseguiti ambulatorialmente in anestesia locale e sono ormai considerati interventi di routine grazie alla loro semplicità ed efficacia.

Una normale radiografia panoramica (OPT) può rappresentare un’esame esaustivo per la valutazione dell’articolazione temporomandibolare?

Una radiografia panoramica purtroppo non è molto utile per la valutazione dell’articolazione temporomandibolare, e lo stesso dicasi per la stratigrafia, un tipo di radiografia ancora oggi spesso prescritta senza che ve ne siano le reali indicazioni. Nei casi in cui si ritiene indispensabile avvalersi di un ausilio radiologico, è fondamentale fare ricorso alla risonanza magnetica e, nei casi in cui è necessario pianificare un intervento chirurgico, alla tomografia computerizzata. Recentemente è stato testato l’impiego dell’ecografia, che ha dato risultati incoraggianti.

Quali sono gli esami strumentali utili per la valutazione dei pazienti con disordini temporomandibolari?

In questo caso si può affermare che nessun esame strumentale è realmente fondamentale per la valutazione dei pazienti con disordini temporomandibolari. Infatti la diagnosi deve essere clinica, eseguita da un operatore esperto, ed eventualmente corredata delle tecniche radiologiche di cui sopra. Esami quali ad esempio la chinesiografia e le pedane stabilometriche trovano impiego solo per motivi commerciali, ed ormai da anni è stato dimostrato che non hanno nessuna validità scientifica in ambiti diagnostici e terapeutici.

Quali sono i fattori di rischio per i disordini temporomandibolari?

I principali fattori di rischio per i disordini temporomandibolari sono il sesso femminile, il bruxismo, lo stress, stati d’ansia e depressione, patologie reumatiche quali ad esempio la fibromialgia e l’artrite reumatoide.

Esistono patologie di pertinenza di altre branche mediche che possono essere associate ai disordini temporomandibolari?

Certamente i sintomi di un disordine temporomandibolare possono essere comuni a quelli di altre patologie, e non sempre la diagnosi differenziale è semplice. L’esempio più semplice è quello di un dolore riferito all’articolazione temporomandibolare, che potrebbe essere espressione di un problema dell’apparato uditivo e quindi essere di pertinenza dell’otorinolaringoiatra. Lo stesso dicasi per certe forme nevralgiche che potrebbero manifestarsi in maniera simile ai disordini temporomandibolari, per cui è importante una collaborazione con il neurologo. Ed ancora, il reumatologo è di aiuto per discernere tra fibromialgia e disordini temporomandibolari di tipo muscolare; lo psichiatra può intercettare eventuali disturbi da somatizzazione che si manifestano a carivo del sistema masticatorio; l’ortopedico può valutare la presenza di patologie articolari sistemiche che si localizzano anche all’articolazione temporomandibolare. Questi sono solamente i principali esempi di collaborazione multidisciplinare che è importante instaurare per una corretta valutazione dei casi complessi, ma in un ipotetico team di specialisti dovrebbero far parte anche il fisiatra, l’ortodonzista, l’endocrinologo, oltre naturalmente al medico ed all’odontoiatra di base, che sono fondamentali per indirizzare il paziente verso lo specialista più appropriato.

Quando è bene che un paziente si rivolga ad uno specialista?

Considerata la complessità e la molteplicità di sintomi con i quali i disordini temporomandibolari possono manifestarsi, è bene che un paziente si rivolga sempre ad un operatore esperto nella gestione di queste patologie. Solamente un operatore esperto saprà infatti avvalersi nel modo corretto delle collaborazioni di cui sopra per la gestione dei casi più complessi.

Esami posturali possono essere utili strumenti diagnostici per i pazienti con disordini temporomandibolari?

La comunità scientifica è oggi concorde nell’affermare che gli esami posturali e stabilometrici non hanno alcun reale valore diagnostico nei pazienti con disordini temporomandibolari, ma possono semmai fornire solamente dati documentativi che aiuteranno in futuro ad approfondire il complesso argomento dello studio della postura corporea.

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